Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/31 marzo 2016

A CURA DI DIEGO CURCIO
GRANT LEE PHILLIPS – The Narrows

Il motore del disco, leggendo qua e là in rete, sono le radici pellerossa di Grant Lee P; i ricordi e la (dolorosa) eredità dei nativi americani. Questa ispirazione si mostra in ballate tradizionali che esplorano le tante anime del Sud dell’Unione; la buona notizia, però, è che GLP torna a fondere quelle radici (già ben in evidenza nel precedente Walking In The Green Corn del 2012) con un piglio rock, perduto o quasi fin dalla fine dei Grant Lee Buffalo. E così dalle soffici sfumature gospel della conclusiva Find My Way si passa attraverso il passo pop di Cry Cry per finire a Tennesse Rain, che apre le danze elettrica e melodiosa come le migliori puntate del catalogo GLP. Non c’è dubbio che il pubblico di riferimento (!) di GLP nel 2016 sia il pubblico che lo ha seguito negli anni; The Narrows non cambia le carte in tavola. Però è un bel disco; non è poco. Marco Sideri
GREG TROOPER – Live At The Rock Room

Greg Trooper viene dal New Jersey e da molti anni scrive canzoni profondamente “roots” e colme di appassionato intimismo. La strada, le sconfitte, la voglia di riscatto e l’amore, appagante o inquieto che sia, costituiscono l’essenza poetica delle sue ballate, accolte con favore anche da un artista tormentato e creativo come Steve Earle. La dimensione live è quella più congeniale al songwriter americano e il Texas è una sorta di patria d’adozione artistica a cui Greg Trooper deve molto. Infatti, è proprio la città di Austin, straordinaria fucina di talenti musicale, a ospitare il concerto da cui ha origine quest’album. Al Rock Room, uno dei tanti, prestigiosissimi club della città texana, Greg Trooper offre una pregevole esibizione improntata alla schietta, affascinante semplicità degli arrangiamenti (in prevalenza acustici) e alla solida bellezza della sua voce. Sul palco si susseguono ballate come You Can Call Me Hank, Everybody’s a Miracle, One Honest Man e Might Be the Train. In compagnia di Chip Dolan e Jack Sauders, Greg Trooper mette in scena la più apprezzabile ritualità americana, fatta di beautiful losers e di anime inquiete in cerca pace. E il pubblico risponde. Con entusiasmo e coinvolgimento. Ida Tiberio
ZIRKUS DER ZEIT – A Shape In The Void

Questo A Shape in the Void degli italiani Zirkus der Zeit è, diciamolo subito, un disco fantastico, Di Genova, il gruppo si muove in territori artistico-musicali dai confini mobili, destreggiandosi e con molta abilità tra prog industriale, elettronica minimale ed ambient atmosferico. Negli undici brani di questo lavoro – contraddistinto da una grafica sobria, ma assai suggestiva, futuristica e esoterica nel medesimo tempo – il paesaggio sonoro è costantemente cinematico, le trame in apparenza oscure e criptiche si aprono all’inflessione melodica, sorrette da una ricerca timbrica di valore e qualità. Pare, a tratti, di ascoltare una moderna rilettura dell’eredità kraut rock, ripresa e trasportata in questo terzo millennio. Si provi ad immaginare, per quanto possa magari apparire inappropriato, un matrimonio fra Tangerine Dream, Unreal City e Section 37. In altri frangenti può venire in mente la new wave sintetica (e colta) dei primi Tuxedomoon. Ma sono solamente vaghi riferimenti, ché l’approccio dei Zirkus der Zeit è assolutamente personale e creativo. Colpisce, in loro, lo spessore e l’alto grado di evocatività. Eccellente, poi, l’interplay di tastiere e voce femminile. Una band già grande, da seguire e valorizzare appieno. Davide Arecco
LUCYFER SAM – Lucyfer Sam

Avete presente il blues marcio e putrescente di band come Cramps, Birthday Party e Gun Club? Quel suono scarno e ossessivo che assomiglia tanto a una litania infernale suonata per quattro ubriachi in una bettola di quart’ordine che faceva sfracelli una trentina di anni fa e poi è stato ripreso a inizio Anni Novanta? Ecco i Lucyfer Sam, il cui esordio è stato pubblicato nei giorni scorsi dalla sempre attiva Area Pirata di Pisa, sembrano proprio quella gentaglia lì. Un rock’n’roll sporco e rurale, ridotto ai minimi termini, fatto di ballate blues ma anche di accelerazioni niente male. Un disco da ascoltare davanti a una boccia di whiskey, fumando cento sigarette alla volta. D’altra parte dietro il moniker Lucyfer Sam si celano alcuni loschi figuri che hanno calcato le scene punk’n’roll e garage italiane degli ultimi vent’anni e oltre. Parliamo di Ray Daytona e Rosie della band Ray Daytona & The Googoobombos, di Rev Jungle e She-Hellcat dei torinesi Killer Klown e di una vecchia volpe della scena anni Ottanta senese come Mike Spenser. Insomma per gli affezionati del genere davvero un super gruppo, che – forse starò diventando vecchio – offre il meglio di sé nelle ballate sporche e sudice come “The boy who fears the devil”. Ma come accade in questi casi è tutto il disco a suonare bene. Anzi male. Che in frangenti come questi è un gran bel complimento. Diego Curcio
IL DIARIO

Diario del 31 marzo 2014
Qualche anno fa in corso Gastaldi, vicino a un semaforo s’incontrava sempre uno strano tipo, una specie di Little Steven dei poveri, bandana in testa, ma un viso più emaciato e con una barbetta incolta; chiedeva l’elemosina, ma senza troppe insistenze, forse per questo raccoglieva di più di tanti altri habituè dei semafori. In quel periodo durante le feste dicembrine ho messo su un cd di canzoni natalizie in veste swing e l’ho fatto sentire all’esterno. A un certo punto avvicinandomi alla porta ho visto dall’altra parte della strada un nugolo di persone ferme rivolte verso di noi, “Forse non si erano mai accorte dell’esistenza di Disco Club ed erano state attirate dalla musica?”, ma quelle vanno oltre, ridono e infine applaudono, ma chi? Allora esco ed ecco lì davanti alla vetrina il simil-LittleSteven scatenato in un ballo perfettamente a tempo con la musica. Grande successo il suo, ma senza un rientro pecuniario, nessuno ha attraversato la strada per lasciargli qualche moneta. Questa mattina metto su il nuovo disco dei Twin Forks e poi esco a godermi un po’ d’aria primaverile, nei portici di fronte vedo un giovane con berretto in mano che chiede l’elemosina, muovendosi in maniera un po’ strana, subito non capisco, poi mi rendo conto che sta seguendo il ritmo della musica che esce dai miei diffusori, non è abile come quello di qualche anno prima, ma almeno è dalla parte giusta della strada, quella più frequentata, ma il risultato è lo stesso: zero monete.
Qualche richiesta odierna. Un uomo sui quaranta, espressione da Forrest Gump, “Cerco il cd di Love Song, sono canzoni d’amore”, casualmente ho una compilation avanzo di San Valentino “Ho questa, It’s Love”, “Ma quella ce l’hanno tutti” e mi molla lì col cd in mano.
Telefono, “Vendete prodotti musicali?”.
Ivano, “Mi dai settanta centesimi? Devo comprare le uova e il bagno schiuma, mi servono per lavarmi la maglietta”, “?!?!?”.
Telefono, “Ciao, sono Mimmo, volevo dirti se mi tieni ….”, si ferma “Che cosa?”, è ancora indeciso “Ma sì, quel cd …”, ancora muto “Scusa, mi hai telefonato per chiedermi un cd e un attimo dopo ti dimentichi quello che vuoi chiedermi? Va be’ che hai settant’anni, ma ti sei rimbambito?”, “Ma no, aspetta, quello che è morto”, “Effettivamente negli ultimi tempi ne è morto uno solo”, “E’ qualche anno, ma era famoso …”, incomincio a temere di dovergli snocciolare la lista dei morti degli ultimi anni, ma con l’ultimo neurone rimastogli ha un guizzo “Johnny Cash!!” esclama contento.
Per concludere un altro coetaneo di Mimmo, entra tutto allegro “Buongiorno, voglio un cd di musiche nuziali”, lo demoralizzo subito “Non ne tengo”, perplesso “E dove lo trovo, se non ce l’ha lei?”, e con un gesto abbraccia tutto il negozio come a dire “con tutti i cd che ha”. La mia successiva risposta lo abbatte del tutto “I miei clienti non si sposano, convivono”. Devo avergli rovinato la giornata, è entrato giulivo, è uscito affranto senza nemmeno salutare.
LE PROSSIME USCITE

DOMANI
HAMMOCK – EVERYTHING AND NOTHING
IANVA – LA BALLATA DELL’ARDITO – MEMENTO X-C
MIKE & THE MELVINS – THREE MEN AND A BABY
LAURA GIBSON – EMPIRE BUILDER
LOU DALFIN – MUSICA ENDEMICA
MARTA SUI TUBI – LOSTILEOSTILE
CHARLES BRADLEY – CHANGES
WILLIAM FITZSIMMONS – Charleroi
“Charleroi” è la seconda metà della storia iniziata con “Pittsburgh”. “Pittsburgh” parlava della nonna che Fitzsimmons conosceva. “Charleroi” parla di quella che non ha mai visto. Il padre è stato lasciato in ospedale in fasce, affetto da pertosse. È stato lasciato per diversi mesi, orfano, finché non è stato adottato da un medico gentile che è diventato suo padre. Nulla si è mai saputo della famiglia biologica. Nel 2015, dopo 60 anni di attese e ricerche, la famiglia è stata trovata. Purtroppo era stato detto loro che il bambino era morto nella sua infanzia, e la madre biologica è morta anni dopo senza aver mai avuto la possibilità di vedere suo figlio un’ultima volta. Il suo nome era Thelma ed è la nonna biologica di William. Ed era di Charleroi, Pennsylvania. E questi brani parlano di lei. “The Pittsburgh Collection – Volumes 1 & 2: Pittsburgh & Charleroi” altro non è che l’edizione in vinile che contiene entrambi i miniCD ed a tutti gli effetti il nuovo album di William Fitzsimmons.
LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA
1 JEFF BUCKLEY – You And I
2 BLACK MOUNTAIN – IV
3 DANIELE SILVESTRI – Acrobati
4 JOE BONAMASSA – Blues of Desperation
5 BOB MOULD – Patch The Sky
6 RICHMOND FONTAINE – You Can’t Go Back If There’s Nothing
7 DAMIEN JURADO – Visions Of Us On The Land
8 IGGY POP – Post Pop Depression
9 BLOOD CEREMONY – Lord Of Misrule
10 JEFF HEALEY – Heal My Soul


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.